Guardo fisso il centro della corsia. Non mi distraggo, seguo la strada. Ignoro la mole del camion che mi lascio alle spalle. Sfanalo alla fila di macchine che stanno alla mia destra. Io, corro. -come sottofondo il metronomo della freccia lampeggiante. Qualcosa alla radio- . Vado forse qualche giro sopra il limite. E la macchina è docile sotto la mia mano. Scatta fluente tra le siepi di oleandro e la linea tratteggiata che divide in due l'autostrada. Io, guido, e non penso a niente. La mia vita è appesa al volante. Non vedo la velocità come un pericolo, anche se so che è un pericolo. Basta niente, davvero. Basta niente. Ma non ci penso. Sono lì, adesso, come per sempre, a contemplare la potenza controllata del mio mezzo, e il movimento equilibrato del mio corpo. Mi sento bene. Va bene. Va bene così.
Non c'è soluzione di continuità. Non c'è alcuna coerenza in quello che condividiamo, nè in quello che ci precludiamo a priori. è del tutto irragionevole (come al solito, come prevedibile) questo alternarsi di contatti svogliati. Non ha senso. Non ha futuro: non ce l'ha mai avuto.
e non saprei dire in effetti cosa c'è di potenziale, cosa non esiste più, se mai è esistito.
Avevo voglia di dire tante cose stasera, avevo tutte le parole ben allineate sulle dita. Avevo voglia di paralre, di raccontare. Ma c'è qualcosa che mi ha fatto perdere l'immagine che inseguivo, che volevo conservare.
Come se tornare da me bastasse. Come se fare l'amore fosse tutto quello che possiamo concederci. Clamoroso. Come sempre. Certo. Ma niente di più che questo.
Mi chiedo, sai. Se a parte tutto questo volteggiare con passo simuoso, ci sia mai stato tra noi un momento di vera pace. Di quiete silenziosa, sonnecchiante. Un momento di consapevole possesso delle nostre debolezze.
Non siamo mai arrivati all'insofferenza. Tra di noi non c'è mai stato contraddittorio. Non ci sono mai stati alterchi. Solo dati di fatto. Verità assolute e incorruttibili, iperunaniane. Ed è sempre stato secondario sapere cosa significavano queste pietre miliari lungo le nostre rispettive vite, l'uno per l'altra. La libertà prima di tutto, prima del'amore, prima della cura. Da parte tua, si. Come anche da parte mia. Lo ammetto.
Pertanto cosa ci resta, mi chiedo. Cosa resterà dei nostri volti quando il tempo sgretolerà ogni resistenza. E le mani esauste lasceranno la presa. E perderemo anche solo il ricordo di esserci vissuti.
Non sembra essere mai stato importante per noi, conservare.
Come sono stanca.
Certe cose non cambiano.
Nonostante il tempo. Nonostante tutto.
Anche se forse poi impari a prendere le cose per come PUOI prenderle. Batti i piedi, piangi pure. Urla, grida, impreca. Mordi la tua rabbia. Fai pure. Tanto, prima o poi dovrai rassegnarti. Si fa così giusto, con i bambini che fanno i capricci. Si dice che questo in fondo è un buon metodo educativo...E tutto questo cumulo di tempo, tutta questa montagna di silenzi, non sono serviti a niente. Come non servirà mai a niente distoglierci entrambi dall'idea del paragone. La verità è che siamo senza paragone, e qualsiasi persona che incontriamo e viviamo è costantemente confrontata all'uno o all'altra.
Ne vale la pena? Forse non c'è davvero una scelta da compiere. é come galleggiare, aspettando. è come viaggiare, tornando. Ho imparato con gli anni a capire che non è che non mi ama. é che non ama se stesso. E chi non ama se stesso non può amare gli altri. Io e lui ci guardiamo come in uno specchio. Combaciamo perfettamente. Siamo i cocci rotti di una innocenza perduta. Stronza quanto lui. Potente quanto lui. Io lo amo? Lo amo davvero? E amo me stessa? Mi amo davvero? Ho davvero una dignità, una identità? Quando semplicemente ho fatto finta di scegliere. Ho fatto finta. E vivo in un costante compromesso.
Lui almeno ha scelto. Lui almeno è libero.
Anche solo per questo: anche solo per questo, lo amo.
paradossalmente...
Quei giorni di cinque anni fa. Quando mi hai cercato, e ti ho trovato con due occhi sgranati da bambino, dondolante e frenetico, di una felicità incontenibile, di un desiderio indicibile. E il cielo sfavillava attraverso le tue pupille che si dilatavano contro i miei occhi. E la mia pelle beveva il tuo odore, insaziabile. Quei giorni di So maybe tomorrow I'll find my way home.
Ti amo Meontologia.
Ancora.
Nonostante tutto. Nonostante forse tu non mi abbia mai amata.
Nonostante tutto il male che ci siamo fatti.
Ti amo.
Non sei stato solo passione. Non sei stato solo desiderio. Io mi sono profondamente innamorata di te. Davvero. E ancora dopo cinque anni, nonostante non ci vediamo ormai da quasi un anno, nonostante tutto. Io ti amo.
E non so come guarire. Non so come guarire da te. Ora che non ci sei più. Immagino una vita che non abbiamo mai avuto. E cerco di distrarmi. Di fingere che tutto vada bene. Di rassegnarmi. Di dissimulare. Ma ogni tanto fisso la mia attenzione contro cielo per cercare di ricomporre il tuo sorriso, il tuo sguardo d'amore su di me.E quando riesco a ricordarlo, allora si, che è meraviglioso.
Io e te. Seduti davanti al fuoco, in silenzio, mentre studiamo. Tu, i tuoi libri di filosofia e di teologia. Io i miei libri d'arte e di storia. Ho ancora ben chiara l'immagine di una condivisione che non c'è mai stata, che la mia fantasia aveva riservato al nostro futuro insieme. In fondo niente di così clamoroso. Niente di così ricoluzionario: solo l'immagine di una quiete faticosa, fatta di lunghi silenzi passati davanti ai nostri libri. E il tempo per fare l'amore. Il tempo per desiderarsi. Il tempo per fare un figlio. Per crescerlo.
E il tuo nome. Lo pronuncio a labbra strette. In silenzio.
Lo invoco, come se questo potesse bastare a farti tornare. A farti tornare da me.
Le cose finiscono. Senza clamore. Senza fare rumore. Te ne rendi conto solo quando il silenzio attorno a te è diventato troppo ostinato. Quando si desti dopo un lungo torpore fatto di ricordi confusi e mezzi sogni a occhi aperti, e ti guardi allo specchio. E scopri un capello bianco che prima non c'era. E ti rendi conto che non appartieni più alle sue mani, non soggiaci più all'incanto dei suoi occhi. Semplicemente ti rendi conto che lui non c'è. Ti chiedi se lui ci sia mai stato. Sorridi triste ai tuoi goffi tentativi di emancipazione dalla sua passione. Non è colpa di nessuno se non potrai innamorarti ancora. Non è colpa di nessuno se quando potevi fare qualcosa non sapevi cosa fare. Non è colpa di nessuno se non sarebbe bastato. Non è colpa di nessuno se non puoi saperlo.
La tentazione di dire che forse è colpa tua è forte. Ma non è colpa tua, almeno non è tutta colpa tua.
Wemaior...